La Guerra dei Papaveri

The Poppy War
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, Libro n° 1
Oscar Mondadori
1 maggio 2018
Copertina Rigida
516
Inglese
Sofi Hakobyan
29 Maggio, 2021 4 Giugno, 2021
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Orfana, cresciuta in una remota provincia, la giovane Rin ha superato senza battere ciglio il difficile esame per entrare nella più selettiva accademia militare dell'Impero. Per lei significa essere finalmente libera dalla condizione di schiavitù in cui è cresciuta. Ma la aspetta un difficile cammino: dovrà superare le ostilità e i pregiudizi. Ci riuscirà risvegliando il potere dell'antico sciamanesimo, aiutata dai papaveri oppiacei, fino a scoprire di avere un dono potente. Deve solo imparare a usarlo per il giusto scopo.

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Di cosa parla

Seguiamo le vicende di un’orfana di guerra, che nonostante viva in una remota provincia di Nikan, e pur non avendo un’educazione eccellente, riesce a superare il difficilissimo esame per entrare nell’accademia militare della capitale. All’accademia però si scontra con i pregiudizi dell’elite dell’impero, ragazzi della sua età, ma che hanno studiato per anni proprio per questo scopo. Ovviamente non tutti accettano che una semplice ragazza proveniente da una provincia contadina possa essere migliore di loro. Qui, Rin scopre di avere un potere che in pochi altri hanno, ma sarà in grado di usarlo o porterà solo alla distruzione del mondo?

Cosa ne penso

Devo dire che pensavo fosse un libro diverso. Viene detto che il libro è crudo, ci sono violenze inaudite, ed è vero, ma solo una piccola parte del libro è così. Il resto è un libro “normale” che tutti possono leggere. Ovviamente essendoci anche l’ultima parte un po’ cruenta non è un libro per tutti. (lo so mi sono contraddetta da sola, ma la prima parte è veramente normale).

Non riesco a capire però, su quale storia si basa l’autrice, o meglio, ho capito a quale storia si riferisce, ma io ci vedo altro. So che è di origine cinese e quindi vuole parlare della storia cinese, i nemici del Nikan (che rappresenta la Cina), ossia gli abitanti del Mugen, dovrebbero essere i Giapponesi, ma sinceramente mi sembrano più i tedeschi… Molto probabilmente non conosco una parte di storia della guerra sino-giapponese, ma io ci rivedo i tedeschi con i loro esperimenti sugli ebrei (in poche parole non so se i giapponesi abbiano fatto esperimenti sui cinesi, scusate l’ignoranza; invece per quanto riguarda le case del piacere per l’esercito giapponese, o i loro massacri di civili cinesi e ben altro, sì quella storia la conosco). Forse è questo il bello dei libri, che ognuno interpreta basandosi sulla propria storia. Il resto però è chiaro che l’autrice prende spunto dal conflitto sino-giapponese.

La prima parte (ma anche la seconda) mi è piaciuta di più che la terza: la parte dove vediamo Rin nel suo paesino “natale” (anche se non è dove è nata), la vita che la famiglia adottiva le fa fare e le fatiche di una giovane donna che vuole essere di più che una moglie; anche la vita all’accademia, come è raccontata mi è piaciuta molto anche perché è vero che Rin è presa in giro e discriminata per la sua provenienza, ma non è quel genere di racconto che ti fa odiare soltanto chi le è contro e basta. Anche perché Rin si fa valere, ma molte cose vengono solo dette e non si leggono pagine e pagine di soprusi e prese in giro anche se si sa che ci sono, l’attenzione è su Rin e sul suo progresso, su quello che scopre di se stessa e di come questo poi porterà alla seconda parte.

Il mondo costruito è particolare e veniamo a conoscenza della presenza degli sciamani e della loro funzione grazie a Rin. C’è molto da imparare e questo mi è piaciuto molto perché amo il word building dettagliato, ma che non è concentrato solo in un punto con spiegoni infiniti, ma che si impara man mano che si legge il libro.

L’ultima parte… non so… mi piace il fatto che l’autrice non abbia paura di scendere nel macabro, che descriva minuziosamente cosa succede e quello che succede in una guerra, ma leggendo avevo la sensazione che mancasse qualcosa e non so spiegare cosa sia.

Tutte le guerre fanno uscire il peggio degli uomini, non solo quelle in certe parti del mondo e ho trovato una frase azzeccata per descrivere la guerra ossia che la guerra non determina chi ha ragione, la guerra determina chi rimane. Ed è vero. Entrambe le parti pensano di avere ragione, quindi il vincitore non è colui il quale è nel giusto, ma chi è riuscito a sopraffare l’altro e qui lo vediamo, soprattutto visto il motivo per cui Mugen attacca il Nikan o anche perché Altan continua a voler difendere una città che è ormai capitolata.

Stile

Lo stile di scrittura non è complesso, ma soprattutto non è un deterrente alla narrazione. Non è uno stile con parole ricercate (anche se nella traduzione in italiano ci sono due o tre parole di cui non conosco il significato) e con una prosa poetica. L’epicità di questo libro deriva dall’insieme, non dal solo stile della scrittrice che comunque non è scadente. Siamo in guerra, non si può parlare di filosofia in guerra (tanto per intenderci) anche se c’è un personaggio che è più un filosofo che un guerriero e quindi il suo linguaggio è un po’ sofisticato. Quindi, nonostante sia un libro di guerra, il linguaggio è adatto ad ogni personaggio e ad ogni occasione.

I personaggi

Rin è la protagonista indiscussa del libro ed è un personaggio così complesso che è stato un piacere vedere come veniva sviluppato. Da una semplice contadina quasi analfabeta (anche in questo mondo il sistema di scrittura è simile a quello cinese, quindi potete immaginare che conoscere qualche carattere non fa di lei un’erudita) diventa in soli due anni la migliore della provincia, tanto che i suoi esaminatori pensano che abbia barato. La sua determinazione a scappare da una situazione di quasi schiavitù, da un matrimonio combinato (e devo dire che ero sorpresa quando la madre adottiva ha accettato di farle fare l’esame) e a non accettare di non essere presa in considerazione solo perché la sua pelle è un po’ più scura del “normale”, ad essere la migliore dell’accademia e il percorso poi durante la guerra, questo è quello che mi ha attratto nel suo personaggio.

Soprattutto mi piace che in questo libro non ci sia il solito cliché che l’eroina ha bisogno di un partner (che sia uomo o donna) per diventare la migliore di tutti. Il tema dell’amicizia è molto presente, queste amicizie potrebbero diventare qualcos’altro ma non è presente nel libro e soprattutto nessun triangolo (a meno che lo volete vedere voi).

Un altro personaggio che mi è piaciuto molto è stato Kitay. Anche lui entra nell’accademia con Rin e a differenza degli altri compagni lega subito con lei nonostante le loro differenze sociali. Nonostante il finale (ma penso che poi Kitay capirà) la loro amicizia è così genuina e pura. A differenza di Rin e Nezha che “si capiscono” solo a guerra iniziata. Comunque anche questo mi è piaciuto ossia che una volta sotto assedio sia Nezha che Rin mettano da parte le loro diversità (e conflitti) per un bene comune.

Non so cosa pensare di Altan. Servirebbe un po’ di back-story per capire questo personaggio, ma preferisco che leggiate il libro per capire i vari particolari del personaggio. Da una parte mi è piaciuto, mi piacciono i personaggi che hanno un’idea e continuano il loro percorso incentrato su quell’idea e non c’è niente e nessuno che possa fargli cambiare tattica, da un’altra parte vorrei scuoterlo all’infinito e dire perché?

Conclusione

Mi fa piacere che un’autrice donna così giovane sia stata capace di scrivere un capolavoro del genere. Il libro non è per tutti per cui non me la sento di dire “leggetelo perché non ve ne pentirete” come faccio con alcuni libri. Se riuscite a leggere di guerra e delle violenze che questa porta allora ve lo consiglio ma se siete sensibili a certi argomenti questo non è un libro per voi. E con questo non voglio dire che chi lo legge non è sensibile! Anche a me colpisce sempre leggere di certi argomenti e spesso devo lasciare il libro per parecchi giorni prima di continuare.

Mi piacerebbe che le mie conoscenze della cultura asiatica fossero più grandi perché credo di aver perso molte referenze a questo straordinario mondo. Perché già dalla cartina posso capire che il mondo creato dall’autrice si riferisce alla Cina e al Giappone (voglio dire, le terre sono molto simili a queste due terre e Speer potrebbe essere Taiwan?), ma anche tutte le divinità citate, o anche i nomi usati sono sicura che ci siano delle referenze che non conosco. Un motivo in più per continuare a studiare questo mondo.

Ed ora non so se leggere subito il seguito o aspettare qualche settimana perché non è stata comunque una lettura facile.

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